4 Aprile 2025 - Redazione - Beni Comuni e Territorio

Ancora discariche abusive presso la Barbuta: Sistema-rifiuti fuori controllo, occorre tutelare l’Appia Antica

L’area della Barbuta non ha pace: tra l’ex campo rom istituzionale, l’Appia Antica e l’abitato
di Ciampino, il traffico illecito di rifiuti non si è mai fermato. Appena due giorni fa è infatti
stata scoperta l’ennesima discarica abusiva nell’area dell’ex complesso alberghiero “Alta
Quota”, operativa da anni nonostante i precedenti sequestri per attività riconducibili allo
stoccaggio di rifiuti speciali. La discarica, stando alle parole dei finanzieri, avrebbe potuto
mettere a rischio la salute pubblica contaminando il suolo attraverso l’assorbimento di scorie
nel terreno.

Sono passati cinque anni dalla chiusura del villaggio monoetnico della Barbuta, dal quale
per lungo tempo si sono sollevati roghi tossici dovuti proprio allo smaltimento illegale di
materiali di varia natura. Officine Civiche all’epoca è stata in prima linea non solo per
denunciare lo sviluppo di questi traffici, ma anche per gettare una luce sulla loro origine e
dunque proporre una narrazione diversa da quella ziganofoba dominante, anche insieme
alle famiglie rom e sinte che all’epoca frequentavano la nostra Scuola popolare. A seguito di
questo percorso di indagine, anche grazie al lavoro di alcune giovani giornaliste, avevamo
messo in guardia le autorità capitoline che lo smaltimento dei rifiuti nell’area della Barbuta
non si sarebbe fermato dopo la chiusura del campo, perché diversi interessi avevano
individuato in quest’area la destinazione ideale per tale scopo.

Non solo discariche illegali, ma anche attività lecite e addirittura avallate dalle istituzioni,
come ad esempio gli autodemolitori che il Comune di Roma avrebbe voluto spostare in
blocco sui terreni della Barbuta, ipotesi per fortuna sventata grazie all’opposizione di cittadini
e organizzazioni locali come la nostra. In quell’occasione furono proprio gli amministratori di
Roma Capitale a dichiarare che l’area, in quanto ormai compromessa, non poteva avere
vocazione diversa. A riprova di quanto un pensiero “nocivo” possa perfino diventare azione
di governo. Pensiamo anche al drammatico incendio nell’estate del 2023 di un’attività privata
di stoccaggio rifiuti, a pochi chilometri di distanza sempre lungo l’asse dell’Appia Antica. E
infine le discariche abusive, dove vengono depositati materiali di risulta di aziende edilizie,
rifiuti Raee, carrozzerie, pneumatici.

Insomma, il tratto ciampinese dell’Appia Antica sembra destinato alle continue aggressioni di
un sistema-rifiuti fuori controllo, che vede la città di Roma intasata, senza soluzioni
alternative e sostenibili, con un mega inceneritore all’orizzonte che sarà la pietra tombale sul
futuro di un intero territorio. Per quanto ci riguarda, continuiamo a sostenere che l’area
protetta dell’Appia Antica debba essere tutelata nella sua interezza, preservando tutto il
territorio che ne costituisce il contesto culturale, ambientale e sociale. La Regina Viarum
dovrebbe rappresentare un polmone verde, un’ancora di salvezza per la salute delle
comunità che abitano lungo il suo percorso, invece si ritrova ad essere ancora una volta
terra di conquista per interessi privati nocivi e coloniali sul territorio. Le persone che vi
abitano attorno, sapranno come difenderla ancora una volta.